E’ sempre stato così, ancor prima dell’avvento del web 2.0: il food è social. E’ condivisione di eventi, sapori, opinioni. E’ aggregazione di persone, di comunità.

Negli ultimi anni ancora di più: con i social network,  la visibilità di un evento o di un’azienda del settore food è esaltata al massimo.  Soprattutto, passatemi l’espressione, con i “mobile social network”: Instagram, Pinterest e Vine sono piattaforme cui accediamo esclusivamente, o quasi, da dispositivi mobili (smartphone, tablet).
E questo perché la vita a tavola, in un ristorante, davanti ad una bancarella di street food, è in tempo reale: e così abbiamo voglia di condividerla, in tempo reale.

Una buona strategia di web marketing e di posizionamento sui social media prevede naturalmente l’uso di più piattaforme social, per un unico obiettivo. La comunicazione che funziona è integrata, i “canali” si parlano e si sostengono a vicenda.

Parliamo ad esempio di social eating, un fenomeno in continua evoluzione: l’evento è “fisico”, ma la sua eco nel web non finisce mai e acquisisce valore, fino a creare un vero storytelling visivo.

Di recenti si sono svolti i Social Food Days di Gnammo,  e prima ancora l’evento Rice Food Blogger, un vero e proprio tour itinerante, con contest annesso.

I food blogger partecipano a questi eventi, diventando, con le loro recensioni, veri e propri consulenti eno-gastronomici.
E poi condividono, attraverso le immagini con Pinterest e Instagram, e attraverso micro-video di 6 secondi  con Vine (video che poi pubblicano su twitter). Non a caso, uno degli hastag più diffusi su Vine è proprio la parola #food.
E non solo i food blogger: i consumatori in generale valutano prodotti, gusti, eventi.

Questo trend va “consumato” anche da parte delle aziende del settore, che hanno tutto da guadagnare da una presenza strutturata e continuativa su questi social network molto frequentati dai potenziali clienti.