Alle persone piace giocare, da sempre.  Negli ultimi decenni lo dimostra il mercato dei videogiochi: quasi la metà delle famiglie italiane possiede in casa una console da gioco (fonte AESVI), e negli ultimi anni lo dimostra il grande successo di giochi e applicazioni per facebook e smartphone.

Gartner prevede che più del 70% delle aziende avrà almeno un’applicazione gamified entro il 2014.

Attraverso il meccanismo del gioco l’engagement viene stimolato, favorendo il passaparola e la condivisione, ottenendo anche un’influenza sulle vendite.

Alcune case history significative?

Senz’altro 4Food, una neo-nata catena di fast food americana, che permette ai clienti di creare il proprio panino scegliendo gli ingredienti, inserendosi nella logica di un gioco di ruolo in cui si può essere protagonisti, perché nel punto vendita è possibile vedere il proprio nome in classifica, abbinato al panino creato. E si ottengono punti per buoni e sconti.

E poi la più recente Foodzy, un’App che coniuga salute e alimentazione, e di cui Fabio Viola,  esperto di gamification marketing, parla sul suo blog

Non è necessario essere grandi catene di negozi per trarre vantaggio dal meccanismo della gamification, e offrire valore ai consumatori.

Anche un semplice pub o ristorante, o una piccola impresa può interagire giocando con i propri clienti, coinvolgendoli in iniziative ludiche che, a seconda dei casi, possono concentrarsi su tipi di gioco diversi:  di ruolo, di stategia, di combattimento, di abilità.