Grill’d, famosa catena di Fast food australiana, se voleva fare buzz e far parlare di sé c’è riuscita benissimo. Come? Prendendosela contro i social network, e lo ha fatto proprio attraverso i social network. Una contraddizione?Può essere. Una provocazione? Forse si o forse no.
La campagna, ideata dall’agenzia di pubblicità mUmbrella recita più o meno cosi:
“basta chef superstar, e vezzi da hipster fissati con Facebook: da noi troverai cibo gustoso e genuino senza troppi fronzoli”. Un altro poster chiede il rispetto da parte dei foodies (gli appassionati dell’enogastronomia) per tutti gli altri consumatori: vietato bloggare, twittare, instagrammare o condividere su facebook.
Il web ha reagito, come spesso accade, spaccandosi a metà, tra chi ha trovato geniale la pubblicità e invece chi si è sentito offeso e ha invitato via twitter Grill’d a “Cuocetemi il dannato hamburger e piantatela di dirmi cosa devo o non devo fare”.
Se opinabile è la reazione del web, meno lo sono alcune considerazioni che riporta techeconomy: la prima è il contesto, se inviti i clienti a non usare i social media allora non li dovrebbe usare nemmeno Grill’d, e se la pubblicità voleva essere ironica, non è stata del tutto chiara. La seconda, abbastanza lapalissiana, riguarda il controsenso di usare i social network per invitare gli utenti a non utilizzarli. La terza, ultima ma non per importanza, se fai sentire odiato un cliente, il cliente non ritornerà da te.
Non tutte le ciambelle escono con il buco e a Grill’d questa volta non è riuscita.